mercoledì 3 ottobre 2007

Dorte Mandrup - Jægersborg vandtarn - Jægersborg (Danimarca) 2006

Una torre idrica a pochi passi da Copenhagen riadattata a complesso residenziale per gli studenti dell'Università cittadina mantenendo l'intera struttura esistente costituita dalle dodici altissime colonne in cemento armato e dal serbatoio cilindrico di notevoli dimensioni.
A riempire il vuoto fra le colonne, una scultura cristallina costituita da triangoli aggettanti vetrati che si affacciano sulla città.
L'edificio si distingue per l'uso consapevole dei materiali: i piani più bassi, utilizzati come centro ricreativo sono stati insonorizzati con lana di roccia, rendendoli ben distinti dalla struttura esistente e dalle zone residenziali rivestite in alluminio anodizzato; al di sopra delle residenze un piano intermedio di colore grigio come a staccare il nuovo dal serbatoio idrico lasciato nell'originale colore rosso.
I primi quattro piani ospitano il centro ricreativo costituito da sala fitness, cucina comune, soggiorno, spazi laboratorio dove svolgere i propri hobbies e sala multimediale.

La complessa geometria dei cinque piani al di sopra del centro ricreativo, è stata suddivisa in modo tale da ottenere quasi quaranta appartamenti di due grandezze: 32 e 36 metri quadrati.
All'interno delle residenze, per ottenere un'ampia zona giorno, sono state raggruppate le funzioni di base in un blocco costituito da bagno, cucina, guardaroba, studio e zona letto.
Il soppalco ha le dimensioni di un letto a due piazze e rimane nascosto agli occhi degli ospiti che si potrebbero trovare nella zona giorno.
Le colonne di cemento e le chiusure verticali sono state dipinte di bianco, mentre i pavimenti sono tutti realizzati in linoleum giallo, eccezzion fatta per il pavimento del piano terra in linoleum nero che crea un continuum con la pavimentazione in asfalto dell'esterno e per la pavimentazione in legno dei balconi.
Gli arredi fissi che costituiscono il "blocco vita" sono tutti laccati bianchi, la cucina può essere resa invisibile con elementi frontali sempre di colore bianco.

Il volume delle residenze è chiuso da vetrate aggettanti rispetto al corpo cilindrico originario dell'edificio, che consentono un'illuminazione ideale delle residenze e una vista ampia sul panorama circostante.
I cieli danesi si ripecchiano nei bow-windows creando un'infinità di giochi di luce e riflessi cangianti al variare delle ore e delle stagioni.
Trovandosi in una zona vicina ad arterie stradali e ferroviarie di notevole importanza, si è prestata molta attenzione all'insonorizzazione degli ambienti dell'edificio: lamine termoacustiche e doppi vetri per l'insonorizzazione dei bow-windows, soffitti in cemento e legno dal potere assorbente per il centro ricreativo, valvole silenzione per gli impianti di raffrescamento e isolamento interno con sughero e linoleum per le chiusure del serbatoio idrico.

Un'idea che mi ha colpito, soluzioni funzionali ed estetiche che si sposano perfettamente senza rinunciare al confort degli abitanti, stupenda l'idea di rompere la forma cilindrica imposta dal serbatoio esistente con i solidi aggettanti e irregolari che caratterizzano l'edificio nei piani occupati dalle residenze.
La tripartizione dell'edificio secondo le loro funzioni è paragonabile alle caratteristiche degli edifici di epoca classica: una base massiccia che fa da centro ricreativo, una struttura portante verticale molto leggera costituita dalle preesistenti colonne e dagli elementi cristallini delle residenze e, al culmine, un altro pieno costituito dal serbatoio idrico.
Interessante il lavoro di questo gruppo di architetti danesi, capitanato da Dorte Mandrup, che ha ricevuto riconoscimenti a livello internazionale e che ha progettato molto, soprattutto a Copenhagen e dintorni.

domenica 23 settembre 2007

Reid Fenwick Asociados - Nou Mestalla - Valencia


Il Nou Mestalla sarà il nuovo stadio che opiterà le partite della squadra di calcio di Valencia.
Progettato dallo studio RFA - Reid Fenwick Asociados, avrà una capacità di 75mila persone, occuperà un'area di 128mila metri quadrati e verrà inaugurato nel maggio del 2009, in modo che sia pronto per la stagione 2009-2010 della Liga Spagnola con la prospettiva di ospitare la finale della Champions League 2010.
Il costo dell’opera verrà sostenuto in gran parte dal club spagnolo, grazie alla vendità di appartamenti che sorgeranno al posto dell’attuale stadio di Valencia (costruito nel 1923).
Uno stadio di calcio solenne quanto un tempio contemporaneo, caratterizzato da innovazione, audacia ed impatto visivo tali da destare ammirazione e stupore.

Un edificio sportivo che vuole caratterizzare il territorio valenciano fino a diventarne un simbolo ma allo stesso tempo questo diviene simbolo dell'intero territorio cittadino, essendo rivestito da placche di alluminio perforato che rappresentano i sedici barrios della città, suddivisi dalla sinuosa linea curva del fiume Turia rappresentato scenograficamente da un'onda luminosa che lega l'intero edificio.


L'idea di RFA - Reid Fenwick Asociados e di Arup Sport, divisione del gruppo Arup che ha già partecipato alla realizzazione dell'Allianz Arena di Monaco di Baviera, era quella di coinvolgere il più possibile lo spettatore all'interno dell'evento calcistico, facendolo diventare parte integrante della manifestazione.
Allo stesso tempo, si doveva considerare la funzionalità dello stadio regolata dai parametri stabiliti dalle normative UEFA e FIFA che lo ha già classificato come stadio a cinque stelle, cioè fra i migliori stadi al mondo.
Lo stadio sorgerà a nord ovest della città in un'area in via di espansione con la realizzazione di altri edifici.
Le idee si sono riunite in un ampio progetto costituito da tre elementi essenziali: le gradinate ("graderias"), il rivestimento interno e la seconda pelle esterna che stabilisce il carattere rappresentativo dell'intero complesso.
Le gradinate saranno suddivise in tre settori: il livello più basso ospiterà 22mila spettatori, quello intermedio 18mila e il più alto 35mila posti a sedere tutti al coperto. Inoltre, la possiblità di smontare la parte delle tribune a ridosso del campo in soli cinque giorni, renderà possibile ospitare anche eventi di atletica.
La copertura sarà sorretta da travi perimetrali perpendicolari al lato più lungo dello stadio così come era stato fatto per l'Allianz Arena, cercando però di migliorare la linea ellittica dei prospetti e della pianta.
Grande importanza è stata poi data agli spazi di movimento, inglobando i percorsi orizzontali e verticali fra la pelle esterna dell'edificio ed il piano inclinato delle gradinate.
All'interno dello stadio vi saranno bar, sale stampa, luoghi di ricreazione, il museo del club ed un ristorante di 3mila metri quadrati con vista sul campo.

Non c'è che dire un bel progetto, ambizioso e con quel pizzico di attaccamento alla territorialità rivisitata in ambiente contemporaneo che farà diventare il Nou Mestalla un simbolo di Valencia e che renderà la stessa Valencia una città all'avanguardia anche nel campo dell'architettura sportiva dopo l'ammodernamento del porto e le numerose realizzazioni per la 32esima American's Cup.
Bellissima la linea e l'idea funzionale di progetto che lo renderà uno dei migliori stadi al mondo.
Valencia si sta dimostrando unà città all'avanguardia, contemporanea, "moderna".
Lo dimostrano le numerose opere in campo architettonico, l'idea di cambiamento, la mentalità aperta della gente; sicuramente una città in fermento come quasi tutta la Spagna, caratterizzata da quell'idea di attaccamento alla propria terra, alla propria cultura che la rende particolare, "contemporanea nella tradizione".

lunedì 6 agosto 2007

Renzo Piano - Nuova sede del Times - New York


Il concorso per la nuova sede del New York Times, espletato nel 2000, ha avuto come tema il progetto di un'architettura nei pressi del caos di colori luminosi, superfici specchianti e scritte al neon stordenti di Times Square, particolarmente impegnativa non solo per la speciale situazione contestuale, cioè questo accumulo di edifici, spazi e significati urbani che è la Midtown a Manhattan, ma anche perché si tratta della futura sede di uno dei quotidiani più importanti in America e nel mondo, per cui si è voluto un edificio rappresentativo. Al concorso hanno preso parte, tra gli altri, Frank O. Gehry Associates (in associazione con Skidmore, Owings & Merril), Cesar Pelli & Associates, Foster & Partners.
Tra i progetti, consegnati nel settembre del 2000, il critico d'architettura del Times, Herbert Muschamp, aveva una particolare preferenza per il progetto di Gehry, consistente in una torre rivestita di uno screen traslucido, aperto sia alla base sia in sommità, secondo le geometrie sghembe proprie del linguaggio ben riconoscibile dell'architetto americano.
In ogni caso, la sensazione è che i due principali contendenti fossero proprio il progetto di Gehry e quello di Renzo Piano, che non ha avuto difficoltà a vincere quando, a poco più di una settimana dall'annuncio dell'esito del concorso, l'architetto americano e suoi associati hanno comunicato, per lettera, l'intenzione di ritirarsi dalla competizione.
Il nuovo edificio sarà alto circa 200 metri pari a 52 piani, con una superficie di 117.000 metri quadrati suddivisi fra uffici, spazi commerciali e un giardino al piano terra, mentre gli ultimi due piani alloggeranno ambienti tecnici e servizi per conferenze. L'architetto italiano ha asserito che per la sua soluzione progettuale ha preso ispirazione dallo schema e dalla simmetria della griglia rettangolare delle strade di Manhattan, progettando un edificio dalla morfologia "semplice, primaria e leggera". L'elemento caratterizzante sarà il curtain wall formato da sottili barre orizzontali bianche di ceramica estrusa, assicurati ad una struttura di acciaio circa mezzo metro davanti al cristallo, schermeranno gran parte di questo muro trasparente, costituito da infissi con vetro-camera. I tubi di ceramica, finalizzati anche all'ottenimento di un alto grado di efficienza energetica per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti interni, filtreranno i cambiamenti dell'intensità luminosa del cielo durante il corso del giorno, riflettendo la luce di differenti angolature, con possibili variazioni cromatiche della facciata. Verso la cima dell’edificio lo schermo di tubi diventerà meno denso e la sua trasparenza permetterà la vista del verde del tetto-giardino.
Al piano terra troverà posto, inoltre, un auditorium di 350 posti, caratterizzato da una scenografia trasparente che permetterà al pubblico di vedere il giardino al livello terra. L’auditorium sarà utilizzato per eventi civici e culturali e sarà disponibile per associazioni no-profit almeno per 104 serate all’anno.
Renzo Piano, in una bella intervista rilasciata a Robert Ivy, sintetizza i valori, i punti iniziali che ne hanno influenzato la progettazione. Egli commenta: "Mi piace parlare di espressione in architettura. Mi piace lottare con la forza di gravità. La magia è essenziale in architettura. Nel lavorare a Manhattan, mi piace l'idea che si possa accettare la chiara e semplice geometria di un edificio, che si accetti questa logica. Allora la complessità verrà da altri elementi: dalla texture, dalla vibrazione, dalla metaforica capacità dell'edificio di trasformare, di cambiare, di respirare (...). La complessità non viene necessariamente dalla complessità delle geometrie della forma. L'edificio progettato è molto semplice, ma la sua complessità viene dalla pelle, dalla superficie dell'edificio che vibra a secondo del tempo. Penso che l'edificio del Times a Manhattan sarà grave quando tocca il terreno e diverrà via via più leggero, più vibrante, più metaforico fino a sparire nelle nuvole" (ndr Architettura effimera). Quindi appare chiaro come, accanto ad una semplicità quasi ovvia della divisione in pianta e in alzato dell'edificio, caratteristica che lo accomuna ad una sorta di "minimalismo efficientista" o di "funzionalismo commerciale" propri della cultura progettuale di Manhattan, l'elemento al quale Renzo Piano ha affidato la forza innovativa, la qualità architettonica ed identificatrice dell'edificio è la sua pelle, e cioè il diaframma di tubi di acciaio rivestiti di ceramica bianca. Tale elemento, d'altronde, deriva da simili tecnologie già utilizzate nelle opere dell'architetto genovese, per esempio nell’intervento di Postdamer Platz a Berlino dove usò mattonelle e listelli in terracotta per oscurare le vetrate della Daimler City.

"Penso che la torre del New York Times debba essere una pura forma astratta, che rappresenti concretamente le qualità intrinseche di Manhattan, ma credo anche che debba introdurre delle caratteristiche nuove: leggerezza, vibrazione, trasparenza e immaterialità. (...) Dovrebbe diventare una nuova torre di Babele, barocca, persino materialistica".

martedì 26 giugno 2007

Terza biennale d'architettura di Rotterdam


Dal 24 maggio al 2 settembre 2007, Rotterdam è POWER - Producing the Contemporary City, la terza biennale di architettura della città olandese, dedicata all'architettura ed alla città contemporanea...

Per info:
Biennale
Rotterdam2007

sabato 23 giugno 2007

Riconversione del carcere di Brescia



Dopo sei mesi di lavoro ho finilmente concluso la progettazione di un centro culturale da collocarsi all'interno del lotto ad oggi occupato dal carcere di Brescia - Cantonmombello.
Qui in poche righe ed immagini la filosofia ed i risultati sottoforma di fotorender del progetto.



le zone di progetto destinAte Ad Auditorium, bibliotecA, Archivi ed uffici è un grAnde blocco interrAto su due piAni di cui uno A livello dellA strAdA principAle ed uno A 5 metri al di sotto del livello del terreno.
in pArticolAre Al piAno -1 si trovAno gli spAzi di Archivio, lAborAtorio, mensA e pArte degli spAzi tecnici.
Al livello zero, si trovAno invece gli spAzi Adibiti A sAlA letturA, gli uffici Aperti Al pubblico, un Auditorium dA 777 posti A sedere e unA sAlA proiezioni dA 333 posti oltre Agli spAzi di servizio Alle sAle espositive: ristoro, biglietteriA, guArdArobA ed bookshop.
gli spAzi A nord del lotto derivAno dA spAzi geometrici A piAntA triAngolAre che ruotAno Attorno Ad un vertice AumentAndo di dimensione derivAnti dA Alcuni progetti dell'Architetto finlAndese AlvAr AAlto.
i blocchi che si sviluppAno invece A sud del lotto derivAno in piAntA dAllA formA dellA grAnde strutturA che Accoglie le sAle espositive Al di soprA di questi spAzi.
moltA importAnzA è stAtA postA AllA progettAzione in piAntA dei vAri spAzi bAsAti principAlmente su geometrie derivAnti dA triAngoli, per lo più scAleni.
il blocco che Accoglie lA bibliotecA, derivAnte Anch'esso dAl volume dell'Auditorium ruotAto e scAlAto, è stAto trAslAto verso nord creAndo un tAglio A doppiA AltezzA sul quAle si AffAcciAno, per prendere luce, le Aperture delle sAle letture e degli uffici gestionAli.
dove non è stAto possibile prAticAre Aperture, A cAusA del reinterro dell'edificio fino AllA quotA +4 metri, sono state prAticAte Aperture sul tetto dove lA luce viene convogliAtA da lucernAi A formA di tronco di pirAmide A bAse triAngolAre.
Al livello dellA coperturA, Al di soprA dell'Auditorium e dellA sAlA proiezioni, è stAto inoltre ricAvAto un AnfiteAtro All'Aperto con circA 1000 posti A sedere utilizzAbile durAnte il periodo primAverile ed estivo per spettAcoli teAtrAli o concerti musicAli All'Aperto.
lA coperturA A giArdino contribuisce A collegAre con unA viA verde piAzzAle ArnAldo AllA zonA di cAntonmombello e da qui Al pArco verde lungo le murA Antiche.



lA volumetriA di progetto da dedicArsi Alle sAle espositive è stAtA risolta con unA grAnde strutturA sospesA A dodici metri di Altezza su pilAstri A sezione circolAre di circA due metri di diAmetro.
lA strutturA primAria è costituitA dA quAttordici profili curvi derivAnti dAllA formA delle costole di cApodoglio, modificAtA per rendere lA strutturA AdAttA A contenere le tre grAndi sAle espositive.
i grandi profili curvi sono collegAti frA loro dA unA secondA gerArchiA di elementi strutturAli, delle trAvi con profilo A doppiA T che oltre A mAntenere in posizione lA strutturA primAriA sorreggono le grAndi vetrAte che ricoprono l'intero volume dellA sAlA espositivA.
A ricoprire il volume vetrAto si è pensAto Ad unA "pelle" costituitA dA grAndi pAnnelli formAti da lAmelle in Alluminio, semovibili indipendentemente AttrAverso un sistemA meccAnizzAto A controllo computerizzAto.
l'ideA è quellA di poter usufruire dellA luce A secondA delle necessitA' ed Allo stesso tempo di costituire unA grAnde mAcchinA ArchitettonicA che possA chiudersi Al trAmonto per poi Aprirsi A secondA dell'incidenzA dei rAggi solAri durAnte il giorno.
il grAnde spAzio espositivo rAggiunge misure rAgguArdevoli: 103 metri di lunghezzA, 33 di lArghezzA ed un'AltezzA mAssimA di 21 metri per poter contenere più di 7000 metri quAdrAti di zone espositive suddivise su tre livelli.
i tre livelli espositivi sono costituiti da grAndi solAi reAlizzAti con strutturA mistA, AcciAio e cAlcestruzzo ArmAto, con un interpiAno di cinque metri, sospesi All'interno dellA grAnde strutturA, collegAti dA rAmpe inclinAte, da un doppio corposcAlA e dA tre grAndi Ascensori che sAlgono dAl foyer dove vi sono biglietteriA, guArdArobA e bookshop.
si è scelto l'uso delle rAmpe inclinAte per i collegAmenti verticAli frA le tre zone espositive per AccentuAre AncorA unA voltA l'unicitA' del grAnde spAzio creAndo un continuum del percorso espositivo.
per lA libertA' degli spAzi, i livelli espositivi ben si prestAno Ad Accogliere qualsiAsi tipo di opere d'Arte, siano queste dipinti, sculture o instAllAzioni.



per le tre sAle espositive si è pensAto All'inserimento, Al di sotto dellA strutturA portAnte, nAscostA dAi pAnnelli di controsoffittAturA, di unA strutturA in AcciAio con guide su cui fAr scorrere dei pAnnelli in mAteriAle leggero, come Ad esempo il coriAn, fissAti trAmite cArrucole.
lA movimentAzione dei pAnnelli dA' lA possibilitA' di suddividere gli spAzi espositivi nel modo più consono Alle cArAtteristiche delle opere d'Arte esposte, lAsciAndo però Allo stesso tempo l'ideA di un grAnde, unico spAzio, AccentuAto dAl sollevAmento del pAnnello espositivo di circA 50 centimetri rispetto Al piAno di cAlpestìo.


Questo è il risultato finale visto da dietro il blocco auditorium e sala proiezioni, inquadrando, ad ovest, il grande volume dedicato alle sale espositive.






giovedì 7 giugno 2007

Zaha Hadid - Complesso di teatri - Abu Dhabi (EAU)

Saadiyat è un colossale progetto per l'Isola della Felicità, un lembo di terra in parte strappato al mare che sorgerà ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti.
L'isola, che verrà completata entro il 2012, prevede un centro culturale che ospiterà il nuovo Guggenheim Museum a firma di Frank Owen Gehry, il Museo del Mare di Tadao Ando, il Louvre di Jean Nouvel ed il complesso di teatri disegnato dall'architetto anglo-iraquena Zaha Hadid.
Ed è proprio su quest'ultimo progetto che mi voglio soffermare.

L'edificio, una scultura sinuosa, plasmata nel cemento armato, si ramifica fino ad innalzarsi alla quota di 62 metri.
Ospiterà una sala per la musica, una sala per i concerti, un teatro lirico ed uno d'arte drammatica per un totale di 6300 posti a sedere.
Lasciando la terra per svilupparsi verso il mare, il complesso culturale è stato arricchito da ampie aperture vetrate decorate da disegni simili alle venature delle foglie.

Un'architettura molto plastica, che sembra creata dalle brezze che dal deserto arabo soffiano in direzione del mare, diventando sempre più trasparente fino a specchiarsi nelle splendide acque del golfo arabico.

Lo stesso architetto racconta:

"l'edificio emerge da un'intersezione lineare di percorsi pedonali, e cresce gradualmente, trasformandosi in un imponente organismo che sviluppa una rete di ramificazioni"

domenica 27 maggio 2007

Tadao Ando - Chiesa della luce - Osaka, Giappone - 1989

Tadao Ando è, ad oggi il più noto architetto giapponese; il suo lavoro si distingue per l'uso dei materiali in purezza, per la geometria semplice ed intuitiva, per l'assenza della decorazione e del superfluo.
Le sue esperienze fondono i ricordi dei viaggi in Europa, Asia e Africa con la tradizione composta del Sol Levante, l'uso del cemento armato e l'inserimento della natura nelle sue architetture.

Pensando alle opere di Tadao Ando, nello spirito di questo blog, mi sono soffermato sul progetto per la Chiesa di Ibaraki, un quartiere residenziale di Osaka, poiché ho pensato a questa architettura come un edificio con una grande componente effimera.
"Quale è il materiale più effimero?" mi chiedevo da qualche giorno, poi ho notato in internet una fotografia di questa piccola cappella fotografata di notte, un edificio spoglio, senza particolarità che però diventa uno spazio di incredibile bellezza quando la luce penetra dai tagli sulla parete retrostante l'altare che incrociandosi formano una grande croce luminosa che pervade il piccolo edificio di culto andando a sfumare sulle pareti laterali e riflettendosi su soffitto e pavimento.

La pianta, è una scatola chiusa di forma rettangolare, intersecata da un muro-diaframma inclinato di quindici gradi che divide la zona adibita alla preghiera da quella dell'ingresso.
Il volume, buio, contrasta con la luce, manipolata architettonicamente, resa astratta e simbolica al tempo stesso, introducendo tensione nello spazio, sacralizzandolo.

I materiali usati sono semplici: tavole in legno grezzo recuperate dalle impalcature, per il pavimento e per le panche, cemento armato gettato in opera da abilissimi carpentieri, reclutati dallo stesso Ando, per le murature.

Lo stesso Ando così descrive la sua opera:

"La luce è l'origine di tutto: allorché colpisce la superficie delle cose, ne delinea i profili; producendo le ombre dietro agli oggetti, ne coglie la profondità."

domenica 20 maggio 2007

Luis Barragán - Scuderia San Cristóbal - Los Clubes, Messico

Il progetto per la Scuderia San Cristóbal, 1967-1968, forse il più famoso dell'architetto centroamericano Luis Barragán, è l'opera che meglio riassume i concetti del "regionalismo critico", termine concepito da Kenneth Frampton per definire le esperienze architettoniche che si possono definire moderne seppur molto legate alle tradizioni locali.
L'architettura di Barragán si compone di pochi elementi semplici ma ben definiti: murature lineari, spazi chiari, aperture nette, colorazioni intense, corsi d'acqua, fontane, e gli immancabili, silenziosi giardini, facilmente riconoscibili anche nel progetto di Los Clubes.
Le murature, massicce e di intense tonalità che vanno dal rosa al rosso, definiscono sia gli spazi interni che quelli esterni, l'abbeveratoio per i cavalli, alimentato da un getto d'acqua che sgorga direttamente dal muro che scherma l'ingresso alle scuderie, definisce lo spazio di mediazione fra queste ultime, l'abitazione e il giardino.
L'architettura appare sanguigna, molto legata alle caratteristiche locali, ben ritmata nella definizione dei vuoti e dei pieni, come una musica latino-americana, e allegra nei colori come i variopinti abiti messicani.
Gli elementi naturali infine sono sapientemente dosati, divenendo veri e propri componenti architettonici che definiscono spazi ma che allo stesso tempo contrastano, con la loro naturalezza, la semplice ma pur sempre artificiale architettura colorata del grande architetto.

Un'architettura di armonie e contrasti, un'architettura ancor'oggi moderna, dopo qurant'anni dalla costruzione, dopo vent'anni dalla morte di Barragán, uno dei migliori esempi di inserimento dell'architettura nella natura.

Per concludere, vorrei citare questa frase di Vittorio Gregotti che ben esprime il rapporto fra territorio e architettura e che si può perfettamente sposare con l'architettura di Barragán:

"Per costruire il progetto bisogna innanzitutto stabilire una regola... ciò che dà verità e concretezza architettonica alla regola è il suo incontro con il sito: solo dall'esperienza del sito nascono le eccezioni che aprono e formano l'architettura"

domenica 13 maggio 2007

Herzog & De Meuron - Allianz Arena - Munchen

Il primo articolo vero e proprio di questa avventura editoriale, iniziata da poco, lo voglio dedicare all'Allianz Arena, lo stadio di Monaco di Baviera progettato dalla coppia di architetti della svizzera francofona Jacques Herzog & Pierre de Meuron che ho avuto recentemente la fortuna di vedere con i miei occhi.

L'Allianz Arena è uno stadio di calcio situato nella periferia settentrionale di Monaco, raggiungibile con molta facilità e ben collegato al capoluogo della Baviera.

È stato inaugurato alla fine dell'aprile 2005 ed è sede delle partite casalinghe delle squadre di calcio locali, il Bayern Monaco ed il Monaco 1860.
Ha sostituito l'Olympiastadion, sede delle due squadre fin dal 1972 dal quale dista solo poche centinaia di metri.
Lo stadio ha ospitato la cerimonia e l'incontro di apertura degli ultimi mondiali di calcio.
L'Allianz Arena ha una capacità di 66.000 posti, contiene 3 asili per lasciare i bambini, negozi e ristoranti, su un'area totale di circa 6.500 m². Vicino allo stadio è stato costruito il più grande parcheggio sotterraneo d'Europa, che ha una capacità di 10.500 autovetture.
Il guscio esterno è composto da 2.874 pannelli di ETFE, un tessuto molto resistente quasi trasparente ma che da lontano si presenta di un bianco candido, quasi lucido.
I fogli di EFTE, spessi 0,2 mm, sono posizionati su un'inteiatura in acciaio a forma di losanga che rende i vari blocchi di rivestimento e copertura bombati verso l'esterno.
Ogni losanga può essere illuminata singolarmente con colori differenti (rosso, blu e bianco), consentendo di mostrare una spettacolare varietà di disegni, legati alla Baviera (che ha lo stemma a losanghe bianche e blu) e alle due squadre cittadine (bianco e rosso per il Bayern, bianco e blu per il Monaco 1860), rendendo quest'architettura semplicemente fantastica durante la notte.

Abbandonandomi alla poesia, appena intravista l'Arena dall'autostrada che la affianca, mi è sembrata una grande nuvola bianca e soffice che galleggia appena appoggiata alla grande piastra in cemento armato che la mantiena legata al terreno, più semplicemente, ma meno poeticamente, questa può apparire come un grande pallone.


Secondo il mio parere, l'Allianz Arena è uno dei progetti di Herzog & De Meuron più riusciti, spettacolare e incredibile da vedere soprattutto in notturna con il rivestimento esterno illuminato coi colori della Baviera o totalmente in rosso.

Mi dispiace dire però che la coppia svizzera affianca a grandissimi progetti, fra cui la riconversione della Tate Modern di Londra ed il futuro ampliamento della stessa, il deposito della Emanuel Hoffmann Stiftung di Basilea, il Forum Building di Barcellona, la bellissima Biblioteca di Cottbus, alcuni progetti di minor fascino come, ad esempio, il De Young Memorial Museum di San Francisco.
Devo però affermare, che, al contrario di ciò che avviene per altri grandi progettisti, le architetture di Herzog & De Meuron si distinguono sempre l'una dall'altra fornendo un'ampia vastità di spunti, nuovi concetti, nuove strutture e nuovi materiali.

Infine vorrei citare due ultimi progetti in costruzione che mi hanno colpito positivamente e, appena possibile, recensirò nei futuri post: il grattacielo più alto di Basilea, particolare per la sua forma in elevazione, e lo Stadio Olimpico di Pechino per i futuri giochi dei cinque anelli del 2008, che verrà inaugurato all'inizio del prossimo anno.

domenica 6 maggio 2007

Le origini


Il nome del sito nasce da un'intervista di Daria Bignardi a Massimiliano Fuksas, in una puntata de "Le invasioni barbariche", nella quale l'architetto romano confessò di aver cercato durante l'intera carriera l'architettura più effimera possibile.

"Le architetture più effimere sono le dune di sabbia mosse in continuazione dal vento"

Architettura effimerA

Oggi, domenica 6 maggio ha aperto architettura effimera.blogspot.com,
un blog dedicato agli appassionati, come me, di architettura contemporanea.
Il mio obiettivo è di "creare" una rivista d'architettura online, dove discutere dei progetti più recenti, raccogliere informazioni, fotografie e commenti.
Inoltre una piccola parte del blog sarà dedicata
ai miei progetti ed alle mie personali idee dalle quali spero possano nascere discussioni interessanti.